Fino alla Fine: l’orgoglio Bianconero va oltre il risultato

Una Juve da brividi.
Una Juve che ha fatto sognare nella notte di Champions contro il Galatasaray.
Mercoledì scorso non è andata in scena soltanto una partita: è andata in scena la storia. Quella della Juventus, un club che ha scritto pagine indelebili del calcio europeo, che ha conosciuto la gloria e attraversato tempeste, che ha subito ingiustizie e nonostante tutto si è sempre rialzato. Perché nel DNA bianconero c’è una parola che non si cancella: resilienza.
Una squadra che ha pareggiato i conti rispetto al turno di andata e lo ha fatto con orgoglio e senso di appartenenza.
Sì, perché quando si indossa quella maglia a strisce bianconere, non si indossa solo un simbolo: si porta addosso una responsabilità. Si sente il peso – e l’onore – di una storia che non può essere dimenticata.
E quella notte i ragazzi scesi in campo non l’hanno dimenticato.
Dopo 45 minuti si resta in dieci per un’espulsione ingiusta. Un episodio che avrebbe potuto spezzare l’equilibrio emotivo della gara, che avrebbe potuto cambiare il destino della sfida. Ma è proprio lì che la Juventus ha mostrato il suo volto più autentico.
Con l’uomo in meno, la squadra ha tirato fuori l’anima.
Eravamo diventati 11 contro 9: l’errore arbitrale era stato neutralizzato, trasformato in benzina. Ogni contrasto, ogni rincorsa, ogni pallone recuperato era una dichiarazione di identità. Non solo tecnica e tattica, ma spirito. Non solo gioco, ma appartenenza.
Si poteva segnare il gol della vittoria nei 90 minuti. Le occasioni sono passate, sfiorate, quasi accarezzate. Ma il calcio è fatto anche di attimi che scivolano via per centimetri. E così si è andati ai supplementari.
La stanchezza ha scavato solchi nelle gambe e nella lucidità. Ed è stato lì che il Galatasaray ha trovato il varco per portare a casa il risultato. Una fessura minima, sufficiente per scrivere il verdetto finale.
Ma davvero ha vinto il Galatasaray?
No.
Ha vinto la Juve.
Ha vinto l’orgoglio di essere parte di una famiglia.
Hanno vinto i tifosi, rimasti tra le lacrime ad applaudire i campioni in campo. Perché il calcio, quello vero, non si misura solo nei tabellini. Si misura negli sguardi, nei cori che non smettono, nelle mani che battono anche quando il cuore fa male.
La Juventus deve ritornare così, per quella che è.
Un club che ha fatto la storia del calcio italiano ed europeo, che ha saputo rialzarsi anche quando sembrava tutto perduto. Una squadra dove vincere non è importante… è l’unica cosa che conta.
Fino alla Fine.
Libera Scirpoli



